75. Carlo quinto e la fine di un impero-mosaico.

   Da: J. H. Elliott, La Spagna imperiale, 1469-1716, Il Mulino,
Bologna, 1982

 A poco a poco, verso la met del sedicesimo secolo, l'impero
composito e disorganico che Carlo quinto era riuscito a mantenere,
nonostante guerre, rivolte e scontri religiosi, incontr sempre
pi numerose avversit economiche, politiche e dinastiche, come
spiega nelle seguenti pagine lo storico inglese John H. Elliott.
Con il passare del tempo divenne chiaro che l'impero si sarebbe
dovuto dividere in due tronconi: quello spagnolo, italiano e
fiammingo, sarebbe andato al figlio Filippo; quello austriaco,
dotato del titolo imperiale, sarebbe toccato al ramo del fratello
Ferdinando.


   I ministri dell'imperatore che dovevano curarsi della Spagna
furono pienamente consapevoli degli effetti funesti che la sua
politica aveva sulla vita del paese. Nel terzo decennio del
Cinquecento Carlo quinto fu ripetutamente sollecitato dalle
missive di sua moglie a far ritorno in Spagna perch questo
esigeva il bene del regno. Nel decennio successivo, poi, il Cobos
[Francisco di Los Cobos y Molina, segretario del consiglio di
stato] e il principe Filippo fecero del loro meglio per rendere
edotto con le loro lettere l'imperatore delle difficolt terribili
in cui si dibatteva la Castiglia.
   Con quello che paga con le altre imposte ordinarie e
straordinarie - scriveva Filippo al padre nel maggio del 1545 - la
gente comune, che deve pagare anche questi servicios  ridotta a
tale miseria estrema che sono molti a non avere di che coprirsi. E
la miseria  cos generale che si rivela ancora maggiore tra i
dipendenti dei nobili che tra quelli di Vostra Maest, perch non
sono in grado di pagare i loro canoni, mancando del denaro
occorrente; e cos le prigioni sono stracolme.
   Le lettere disperate di Cobos, che scongiurava l'imperatore di
fare la pace [con la Francia di Francesco primo] e protestava
essere ormai impossibile raccogliere nuovi fondi, ci fanno capire
che in ultima istanza non era la condotta dei ministri ad essere
degna di biasimo, bens che la responsabilit di tutto era proprio
dello stesso imperatore. A quanto risulta, il Cobos cerc di
gestire le finanze del suo re nel modo migliore possibile, date le
circostanze. Infatti, riusc a mettere fine alle rapine che a
danno del Tesoro facevano i grandi aristocratici; inoltre egli e i
suoi colleghi fecero di tutto per apprestare bilanci di previsione
per le entrate e le spese di cui servirsi come base orientativa
dell'azione politica futura. L'imperatore, tuttavia, non si diede
pensiero del quadro buio che gli dipingevano i suoi ministri e non
ascolt i loro consigli. Continu cos a spendere e spandere
denaro ovunque si recasse e a tempestare poi di richieste urgenti
di nuove rimesse il povero Cobos, che era costretto a ricorrere ai
prestiti, ottenuti spesso a tassi di interesse quanto mai onerosi.
E se il Cobos fall come ministro delle Finanze, ci dipese in
larga misura dal fatto che l'imperatore chiese e pretese da lui
l'impossibile.
   Le continue preoccupazioni finanziarie del Cobos finirono, a
quanto sembra, per logorare il suo fisico. Egli mor nel 1547,
dopo avere lavorato duro fino ai suoi ultimi giorni di vita. La
sua morte fece scomparire uno degli ultimi ministri spagnoli che
avevano servito Carlo quinto fin dall'inizio del suo regno e che
avevano collaborato a preparare il principe Filippo a raccogliere
l'eredit del padre. Il cardinale Tavera [Juan Pardo de Tavera,
nominato presidente del consiglio di Castiglia] era morto nel 1545
e nel 1546 erano scomparsi il confessore del re, Garca de Loasa,
arcivescovo di Siviglia, e Juan de Ziga, precettore e
consigliere del principe Filippo. Dunque, gli anni 1545-47 furono
quelli in cui scomparve di scena tutta una generazione di ministri
oltre ad essere quelli in cui Filippo usc di minorit. Per la
verit egli gi nel 1543 aveva sposato l'infanta Maria di
Portogallo, sua cugina, che per mor due anni dopo aver dato alla
luce un figlio, don Carlos. Nel 1548, gi vedovo a ventun anni,
Filippo, che era un giovane prematuramente invecchiato, ebbe dal
padre l'ordine di raggiungerlo a Bruxelles. Come reggente doveva
lasciare in Spagna la sorella Maria. L'esperienza che Filippo si
era fatta nel governo della Spagna fu allora completata per la
prima volta dalla conoscenza di altri ambienti e paesi.
   Il viaggio di Filippo nei Paesi Bassi era voluto
dall'imperatore perch il figlio conoscesse direttamente i suoi
sudditi fiamminghi. Quel viaggio, tuttavia, si dimostr poi essere
il primo passo di quel processo graduale con cui l'imperatore,
ormai avanti negli anni, si spogli dei propri soverchianti
poteri. Se mai Carlo quinto aveva nutrito speranze di collocare
Filippo sul trono imperiale, queste dileguarono a causa
dell'intransigenza di suo fratello Ferdinando, il quale (insieme
al figlio Massimiliano) era deciso a far rimanere nel ramo degli
Asburgo da lui rappresentato i domini austriaci e il titolo
imperiale. L'andamento delle cose in Germania, oltre i litigi
interni alla famiglia asburgica, resero inevitabile una divisione
del retaggio di Carlo quinto. Nel 1547 Carlo riport alla
battaglia di Mhlberg la sua grande vittoria sui principi
protestanti e in quel momento parve che l'intera Germania si
prostrasse davanti a lui. Ma, proprio perch l'imperatore aveva
riportato una vittoria cos decisiva e totale, taluni principi
tedeschi, come Maurizio duca di Sassonia, che erano stati dalla
sua parte a Mhlberg, furono presi da inquietudine: essi temettero
che l'imperatore consolidasse a loro spese la propria autorit in
Germania. Nel marzo del 1552 Maurizio ruppe con l'imperatore e con
le sue truppe, marci su Innsbruck, dove Carlo e Ferdinando
stavano discutendo del futuro destino dell'Impero. Entrato
Maurizio in citt da una porta, Carlo fugg dall'altra.
Trasportato su una lettiga e accompagnato solo da una piccola
schiera dei suoi, l'imperatore, malato e in preda ad un attacco di
gotta, continu a fuggire in direzione del Brennero, trovando poi
scampo effettivo nella citt carinziana di Villach. La sua
politica tedesca era finita a pezzi e l'eresia e la ribellione
trionfavano.
   La fuga di Carlo quinto a Villach simboleggi in quell'anno
1552 che la sua grande politica imperiale era andata in fumo.
L'insuccesso era stato precipitato dalla defezione non solo del
duca di Sassonia, Maurizio, ma anche da quella dei banchieri
imperiali, che ormai avevano perduto ogni fiducia nell'imperatore
e non gli avevano pi anticipato il denaro occorrente per pagare i
suoi soldati. I banchieri, in realt, avevano visto giusto, perch
troppo grandi erano state le rivendicazioni cui l'imperatore aveva
dovuto far fronte e perch in definitiva troppo scarsi si erano
rivelati i suoi mezzi. Le finanze della corona spagnola, che
avevano sopportato nell'ultimo tormentato decennio il peso
maggiore della politica imperiale, ormai scivolavano
inesorabilmente verso la bancarotta, mentre lo stesso Impero si
stava chiaramente spaccando in due. Nulla ormai poteva pi tenere
i paesi tedeschi sotto il controllo di una dinastia spagnola. E
Filippo, che succedette al padre come re di Spagna nel 1556,
sarebbe stato alla testa di un Impero che doveva per forza essere
diverso da quello che il padre gli aveva lasciato in eredit.
   Proprio con la speranza di rendere questo nuovo Impero un
organismo unitario, Carlo fece sposare nel 1554 Filippo con Maria
Tudor. Nel combinare le nozze inglesi per il figlio, Carlo diede
prova dell'ardimentosa fantasia politica che gli era consueta e
insieme anche di quella singolare avvertenza per le realt
economiche e strategiche che aveva caratterizzato alcuni dei suoi
grandi progetti precedenti. Al posto della mostruosa congerie di
paesi disparati, sparsi e disorganici, che avevano costituito
sotto Carlo quinto un cosiddetto impero, Filippo secondo avrebbe
dovuto regnare su tre complessi territoriali ben definiti:
Inghilterra e Paesi Bassi, Spagna e Italia, America.
   Avendo cos predisposto per il figlio un retaggio
incomparabilmente pi facile da gestire di quello che egli aveva a
suo tempo ricevuto, Carlo si port in Spagna, eclissandosi dal
teatro politico, per trascorrere i suoi ultimi anni di vita
proprio nel paese che per lui si era rivelato pi importante di
qualsiasi altro dominio. Il suo ritiro a Yuste [monastero a est di
Madrid] e l'ascesa al trono del figlio, spagnolo di nascita,
simboleggiarono in maniera efficace l'ispanizzazione della
dinastia. [...] Tuttavia, Filippo era ancora lontano dal suo paese
nativo, mentre era necessaria la sua presenza in Castiglia per
rassicurare i suoi sudditi che mai pi sarebbe stato ripetuto
l'esperimento cosmopolita della politica imperiale attuata da suo
padre. Il suo ritorno, comunque, era ormai solo questione di
tempo. L'imperatore mor il 21 settembre del 1558. Non passarono
neanche due mesi e anche sua nuora, Maria Tudor, mor senza prole.
La sua morte pose bruscamente fine ad ogni disegno di unione sotto
una sola corona dell'Inghilterra, della Spagna e dei Paesi Bassi.
In avvenire i Paesi Bassi sarebbero stati un avamposto isolato di
un Impero il cui cuore non poteva essere che in Spagna.
   I regni della penisola iberica erano ormai impazienti e Filippo
non pot pi rimandare il ritorno in Spagna; infatti la situazione
economica e finanziaria si era fatta sempre pi precaria dal
giorno in cui Filippo aveva sospeso ogni rimborso ai banchieri
(era avvenuto il 17 gennaio del 1557). Cos finalmente,
nell'agosto del 1559, egli si decise a lasciare le Fiandre per
avviarsi alla volta della Spagna. Il tanto atteso ritorno del
sovrano in Castiglia fu qualcosa di pi che il semplice ritorno di
chi rimette piede nella propria patria. Quel ritorno simboleggi
la fine del sogno imperiale di Carlo quinto e segn allo stesso
tempo una svolta: da un Impero a base fiamminga nell'Europa
centrale si passava ad un Impero spagnolo a base atlantica, che
aveva a sua disposizione tutte le ricchezze del nuovo mondo.
Tuttavia il nuovo Impero ispano-americano di Filippo secondo, che
per tanti aspetti differiva dall'Impero europeo di suo padre, non
si liber mai del tutto del marchio che gli avevano impresso le
circostanze della sua nascita. L'Impero di Filippo secondo nacque
sotto il duplice infausto segno della bancarotta e dell'eresia!.
